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Fondi UE, Sviluppo Territoriale e Amministrazione Sostenibile

19/03/2026 10:52

Euroeconomie

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Fondi UE, Sviluppo Territoriale e Amministrazione Sostenibile

di Stefania Pinci e Alessandro Mauriello

EU/ENG - Abstract: EU funds are the main driving force behind European Cohesion Policy. Their mission is not just to "give money," but to reduce the gap between richer and less developed regions, promoting equitable and sustainable growth. Here's an overview of how they work and the pillars of regional development.

 

EU/ITA - I Fondi UE rappresentano il motore principale della Politica di Coesione europea. L'obiettivo non è solo "dare soldi", ma ridurre il divario tra le regioni più ricche e quelle meno sviluppate, promuovendo una crescita equa e sostenibile. Ecco una panoramica di come funzionano e quali sono i pilastri per lo sviluppo del territorio.

I Principali Strumenti Finanziari

Per il ciclo di programmazione attuale (2021-2027), l'Europa punta su alcuni fondi chiave (come da grafico nell'immagine pubblicata sotto) gestiti spesso in "gestione concorrente" tra Commissione Europea e Stati Membri:

FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale): È il peso massimo per lo sviluppo territoriale. Finanzia infrastrutture, digitalizzazione delle imprese, efficienza energetica e rigenerazione urbana.

FSE+ (Fondo Sociale Europeo Plus): Si focalizza sul capitale umano. Investe in formazione, inclusione sociale, lotta alla povertà e occupazione giovanile.

Fondo per la Transizione Giusta (JTF): Creato per aiutare i territori che soffrono maggiormente l'abbandono dei combustibili fossili (es. aree ex-minerarie o poli industriali pesanti).

FEASR: Dedicato allo sviluppo rurale e al sostegno dellagricoltura sostenibile.

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Le Priorità Strategiche (I 5 Obiettivi di Policy)

Ogni progetto finanziato deve rientrare in una di queste cinque categorie, che definiscono l'identità del territorio del futuro:

1.Un'Europa più intelligente: Innovazione, digitalizzazione e sostegno alle PMI.

2. Un'Europa più verde: Investimenti in energie rinnovabili e lotta al cambiamento climatico.

3. Un'Europa più connessa: Trasporti strategici e reti digitali veloci.

4. Un'Europa più sociale: Diritti sociali, istruzione e sanità.

5. Un'Europa più vicina ai cittadini: Sviluppo sostenibile e integrato delle zone urbane, costiere e locali attraverso iniziative specifiche.

Come si attivano sul territorio?

Lo sviluppo territoriale non avviene "dall'alto", ma segue una logica bottom-up:

Programmi Operativi Nazionali (PON) e Regionali (POR): Le Regioni e i Ministeri definiscono dei piani d'azione basati sulle necessità specifiche della zona.

I Bandi: Enti locali, imprese, università e terzo settore partecipano a bandi pubblici per ottenere i finanziamenti presentando progetti concreti.

Sviluppo Locale di Tipo Partecipativo (CLLD): Un metodo che coinvolge le comunità locali (attraverso i GAL - Gruppi di Azione Locale) per decidere come spendere i fondi nel proprio specifico micro-territorio.

Una precisazione importante: PNRR vs Fondi Strutturali

Spesso si fa confusione, ma sono strumenti diversi che devono lavorare in sinergia:

I Fondi Strutturali (FESR, FSE+) sono ciclici e strutturali (durano 7 anni).

Il PNRR (NextGenerationEU) è una misura straordinaria "una tantum" nata per rispondere alla crisi post-pandemia, con scadenze molto più serrate (generalmente entro il 2026).

Nota di metodo: La vera sfida dello sviluppo territoriale oggi è la capacità di spesa. Non basta avere i fondi; serve personale tecnico qualificato negli enti locali per progettare e rendicontare correttamente, altrimenti i fondi tornano a Bruxelles.

L'incontro tra antropologia e sviluppo territoriale nel contesto dei fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) rappresenta una delle sfide più interessanti e critiche per l'Italia contemporanea.

Mentre il PNRR è spesso percepito come un insieme di scadenze burocratiche e "colate di cemento" (opere materiali), l'antropologia applicata interviene per dare un senso sociale e umano a questi investimenti, trasformandoli da semplici "spese" in veri processi di rigenerazione.

1. L'Antropologia come "Ponte" nel PNRR

Nel PNRR, l'antropologia non è una materia teorica, ma uno strumento operativo che serve a:

Decodificare i bisogni reali: Evitare che i progetti siano calati dall'alto (top-down) senza considerare l'identità e le reali necessità dei residenti.

Mappare il "Capitale Immateriale": Identificare tradizioni, saperi locali e legami sociali che sono il vero motore della resilienza di un territorio.

Gestire i conflitti: Mediare tra le amministrazioni locali (che devono spendere i fondi entro il 2026) e le comunità che temono lo snaturamento dei propri spazi.

2. Il "Bando Borghi" e la Rigenerazione Culturale

Il cuore dell'intervento antropologico si trova nella Missione 1, Componente 3 (Cultura 4.0), in particolare nel cosiddetto Bando Borghi.

Linea A (Progetti Pilota): 21 borghi (uno per regione) hanno ricevuto 20 milioni di euro ciascuno. Qui l'antropologia è fondamentale per evitare l'effetto "museo a cielo aperto" o la gentrificazione turistica, promuovendo invece l'abitare stabile.

Linea B: Finanziamenti a centinaia di piccoli comuni per progetti locali. L'approccio antropologico aiuta a definire la "vulnerabilità sociale e materiale", andando oltre i semplici indici statistici.

Casi di studio e Sperimentazione

Molti antropologi sono oggi coinvolti in progetti come la Summer School di Antropologia Applicata a Castel del Giudice (Molise), dove si studia come il PNRR possa favorire la "restanza" (il diritto di restare nei luoghi di origine) attraverso l'economia civile e la cura del territorio.

3. Criticità: La "Corsa contro il tempo"

L'antropologia lavora sui tempi lunghi dell'ascolto e della partecipazione, mentre il PNRR impone tempi rapidissimi (milestone e target). Questa frizione genera diversi rischi:

Progettazione "a catalogo": Comuni che acquistano progetti standardizzati (es. "panchine intelligenti" o "visori VR") che non hanno legame con la cultura locale.

Desertificazione sociale: Investire in restauri fisici di edifici in borghi che non hanno più abitanti, creando "gusci vuoti".

Burocratizzazione della cultura: Il rischio che l'antropologia venga usata solo come "vernice etica" per giustificare decisioni già prese.

4. Strumenti Antropologici per il Territorio

Per chi lavora nello sviluppo territoriale con fondi PNRR, gli strumenti chiave sono:

Mappatura partecipata: Coinvolgere i cittadini nella creazione di mappe che segnalino non solo i monumenti, ma i "luoghi del cuore" e della memoria.

Etnografia d'urgenza: Analisi rapide del contesto sociale per orientare i bandi verso servizi realmente utili (es. welfare di comunità invece di soli musei).

Co-progettazione: Tavoli di lavoro dove l'antropologo facilita il dialogo tra architetti, ingegneri, politici e cittadini.

In sintesi: PNRR e Antropologia

Aspetto Approccio PNRR Standard Approccio Antropologico

Obiettivo Spesa dei fondi e opere fisiche Benessere sociale e identità

Tempo Lineare e serrato (scadenza 2026) Ciclico e relazionale

Territorio Spazio da infrastrutturare Luogo di significati e legami

Cittadino Utente / Beneficiario Co-autore dello sviluppo

Sui piccoli borghi, il PNRR ha scommesso circa 1 miliardo di euro (Misura M1C3 - Investimento 2.1). È qui che l'antropologia diventa una disciplina di "frontiera": non si tratta solo di restaurare pietre, ma di evitare che questi luoghi diventino gusci vuoti o, peggio, "Disneyland rurali" per turisti mordi e fuggi.

Ecco i punti chiave dello sviluppo territoriale nei borghi sotto la lente antropologica e i finanziamenti UE:

1. Il Rischio della "Museificazione" 

Molti progetti finanziati si concentrano sul decoro urbano o sulla digitalizzazione (realtà aumentata, app turistiche). L'antropologia critica questo approccio se isolato:Gusci vuoti:

Restaurare un palazzo nobiliare senza un piano per portarvi servizi (scuole, presidi sanitari, coworking) non ferma lo spopolamento.

Gentrificazione rurale: Il rischio che i prezzi salgano, rendendo il borgo accessibile solo a proprietari di seconde case, espellendo i residenti storici.

2. La "Restanza" come Strategia Economica

Il concetto di restanza (coniato dall'antropologo Vito Teti) è diventato centrale nella progettazione territoriale:

Non è rassegnazione: Restare significa rigenerare attivamente il luogo.

Economia Civile: I fondi PNRR dovrebbero sostenere le Cooperative di Comunità, dove i cittadini sono contemporaneamente produttori e fruitori di servizi (es. il bar che fa anche da ufficio postale e centro anziani).

Turismo delle Radici: Un filone del PNRR che punta a richiamare i discendenti degli emigrati italiani, non come semplici turisti, ma come persone che ristabiliscono un legame identitario con il territorio

3. Infrastrutture Materiali vs. Immateriali

Perché un borgo sopravviva, l'intervento deve essere doppio:

Tipo di Intervento

Esempio PNRR

Ruolo dell'Antropologia Materiale Banda larga, rifacimento piazze, efficientamento energetico.

Analizzare come lo spazio fisico influenza le relazioni sociali (es. la piazza come luogo di aggregazione).

Immateriale Archivi digitali, festival, residenze d'artista.Recuperare la memoria orale e le tradizioni per trasformarle in "brand" territoriale autentico, non contraffatto.

4. Il Problema dei "Progetti Fotocopia" 

Un limite rilevato negli ultimi anni è la mancanza di competenze progettuali nei piccoli comuni. Spesso i sindaci, per non perdere i fondi, si affidano a studi tecnici che propongono soluzioni standardizzate:

L'errore: Mettere colonnine di ricarica elettrica in un borgo dove manca l'acqua potabile o il medico di base.

La soluzione antropologica: La co-progettazione. Ascoltare i "testimoni privilegiati" (gli anziani che conoscono i rischi idrogeologici, i giovani che vorrebbero fare impresa agricola) prima di scrivere il bando.

5. Esempi di Rigenerazione Integrata

Alcuni borghi stanno usando i fondi per creare ecosistemi ospitali:

Albergo Diffuso: Recupero di case abbandonate per l'ospitalità, mantenendo l'assetto urbanistico originale.

Comunità Energetiche Rinnovabili (CER): Sfruttare i fondi per rendere il borgo autonomo energeticamente, abbattendo i costi per i residenti.Riflessione:

Il successo del PNRR nei borghi non si misurerà nel 2026 dal numero di muri ridipinti, ma nel 2030 dal numero di culle piene e di nuove partite IVA aperte in quei territori.

La restanza non è un termine poetico o una scelta passiva: è un concetto antropologico politico e civile, coniato da Vito Teti (antropologo calabrese), che ha ribaltato il modo in cui guardiamo allo spopolamento dei borghi e alle aree interne in Italia.

Nel contesto dello sviluppo territoriale e dei fondi PNRR, la restanza è diventata la "parola d'ordine" per giustificare investimenti che non siano solo assistenziali.

1. Cosa significa "Restare" (secondo l'antropologia)

Restare non è l'opposto di partire. Chi resta non è "chi è rimasto indietro", ma chi compie un atto di resistenza creativa.

Diritto a restare: Rivendicare che vivere in un borgo di 500 abitanti non debba significare rinunciare a banda larga, sanità o istruzione.

Movimento: La restanza è dinamica. Chi resta deve viaggiare, confrontarsi con l'esterno e riportare idee, altrimenti il borgo diventa un "recinto" nostalgico.

L'Etica del Luogo: Prendersi cura di ciò che gli altri hanno abbandonato (terre, case, tradizioni) per dar loro un nuovo significato contemporaneo.

2. La Restanza nel PNRR: Dall'ideale alla pratica

Il PNRR cerca di trasformare la restanza in un modello economico. Se lo Stato investe 1 miliardo nei borghi, lo fa sperando che la restanza diventi auto-imprenditorialità:

Le Cooperative di Comunità: Sono lo strumento giuridico della restanza. I cittadini si associano per gestire servizi che il mercato privato non copre più (es. la gestione del bosco, il trasporto degli anziani, l'albergo diffuso).

I Nomadi Digitali: La restanza oggi passa per la fibra ottica. Se un giovane può fare smart working da un borgo abruzzese per un'azienda di Milano, la restanza diventa sostenibile economicamente.

Rigenerazione, non Restauro: L'antropologia insegna che restaurare una chiesa (intervento materiale) è inutile se non si crea una comunità che la abiti (intervento immateriale).

3. Le tre sfide della Restanza oggi

Affinché la restanza non resti un concetto astratto nei documenti ministeriali, deve affrontare tre ostacoli:

L'isolamento dei servizi: Non si può "restare" se l'ospedale più vicino è a due ore di curve o se la scuola chiude per mancanza di iscritti. Qui i fondi PNRR per la Sanità territoriale (Case della Comunità) sono vitali.

Il conflitto tra generazioni: Spesso chi resta (i giovani) si scontra con una mentalità conservatrice locale che ostacola l'innovazione.

La "Ghettizzazione": Il rischio di creare borghi-boutique bellissimi ma senza vita quotidiana, popolati solo nei weekend o in estate.

4. Restanza vs. Nostalgia

Vito Teti avverte: la restanza non deve essere passatismo.

Nostalgia: Piangere sul passato e voler riportare il borgo agli anni '50.

Restanza: Accettare che il borgo è cambiato, che molte persone sono partite, e ricostruire un'identità nuova, magari aperta anche ai nuovi arrivati (immigrati, stranieri che comprano casa, giovani che tornano).

"Restare è unavventura, un viaggio faticoso, unesperienza che richiede coraggio e fantasia." — Vito Teti

Lo sapevi?

Molti dei progetti del Bando Borghi PNRR sono stati bocciati o criticati proprio perché mancavano di una "visione di restanza": erano progetti tecnici (strade, luci, musei) che non spiegavano chi avrebbe vissuto lì dopo la fine del cantiere- per i piccoli borghi il PNRR parla di "restanza" e lotta allo spopolamento, nelle grandi città (Roma, Milano, Napoli, Torino, ecc.) la sfida della rigenerazione cambia volto. Qui il problema non è il vuoto, ma la frammentazione, il degrado delle periferie e la crisi dell'abitare.

L'approccio antropologico applicato alle metropoli si concentra sul concetto di "città dei 15 minuti" e sulla riparazione del tessuto sociale strappato.

1. I Piani Urbani Integrati (PUI) 

Il cuore della rigenerazione urbana nel PNRR (Missione 5 - Inclusione e Coesione) sono i Piani Urbani Integrati, destinati esclusivamente alle Città Metropolitane.

Non si finanzia un singolo edificio, ma un'intera area (spesso una periferia degradata) con l'obiettivo di:Trasformare territori vulnerabili in quartieri "smart" e sostenibili. Ridurre l'emarginazione: Non basta rifare la facciata di un palazzo se dentro le persone non hanno lavoro o servizi.

Esempio: Il recupero di Tor Bella Monaca a Roma o delle Vele di Scampia a Napoli.

2. L'Antropologia della Periferia

Nelle grandi città, l'antropologo urbano lavora per evitare che la rigenerazione diventi Gentrificazione (ovvero espellere i poveri per far posto ai ricchi dopo aver riqualificato il quartiere).

Diritto all'abitare: Il PNRR finanzia l'edilizia sociale (social housing). L'antropologia studia come questi spazi possano favorire la convivenza tra culture e generazioni diverse.

Spazi di "Soglia": Piazze, cortili e parchi non sono solo arredo urbano, ma luoghi dove si costruisce la sicurezza percepita. Se un luogo è vissuto e "presidiato" dai cittadini, il degrado diminuisce.

Mappatura del conflitto: Nelle metropoli i fondi PNRR arrivano in contesti tesi. L'antropologo media tra le "grandi opere" (nuove metropolitane, centri congressi) e la vita quotidiana dei residenti.

3. La Sfida della Sostenibilità: Verde e Digitale

La rigenerazione urbana nel PNRR ha una forte componente ecologica:

Forestazione Urbana: Piantare alberi per combattere le "isole di calore" nelle città cementificate.

Mobilità Dolce: Chilometri di piste ciclabili per collegare le periferie ai centri.L'approccio critico: L'antropologia si chiede: "Chi userà queste ciclabili? Sono pensate per i rider che consegnano cibo o per i residenti che devono andare a lavoro?".

La tecnologia e il verde devono essere accessibili, non un lusso per pochi quartieri centrali.

4. PINQuA: Il Programma Innovativo per la Qualità dell'Abitare

È un pilastro del PNRR che punta a riqualificare i centri urbani senza consumo di suolo agricolo.

Recupero del riuso: Invece di costruire nuovi palazzi, si riutilizzano ex caserme, vecchi depositi ferroviari o scuole abbandonate.

Mix sociale: L'obiettivo è creare quartieri dove convivono residenze, uffici, spazi culturali e servizi sociosanitari (le famose Case della Comunità).

5. Sintesi: Borghi vs. Grandi Città

Sfida Piccoli Borghi (Restanza) Problema Abbandono e isolamento. 

Obiettivo Creare nuovi motivi per restare.

Grandi Città (Rigenerazione ) Degrado sociale e congestione

Obiettivo Migliorare la qualità della vita quotidiana.

Ruolo Antropologo Recupero della memoria e identità. Mediazione sociale e inclusione.

Risultato PNRR

Comunità resiliente.

Città policentrica (dei 15 minuti).

Il rischio metropolitano: Il PNRR nelle città è una corsa contro il tempo. Il pericolo è che, per rispettare i tempi di consegna dei cantieri, si sacrifichi la buona partecipazione dei cittadini, trasformando la rigenerazione in un'operazione puramente edilizia senza anima sociale. Tutti gli elementi descritti, gli strumenti, i processi sono animati da un nuovo approccio allo sviluppo locale sostenibile. Una visione strategica e integrata dei luoghi, come entità vive e attive nell' innovazione sociale. Una amministrazione sostenibile, che orienterà una nuova coscienza dei luoghi, e un nuovo paradigma per lo sviluppo territoriale.

 

Analisi* per @euroeconomie.it della prof.ssa Stefania Pinci antropologa e sociologa Università La Sapienza di Roma e di Alessandro Mauriello sociologo del lavoro presso la Fondazione Bruno Buozzi. 

 

* This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico


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