EU/ITA - ll 25 aprile in Italia non rappresenta soltanto lo spartiacque civile della storia unitaria italiana ma assurge a pilastro fondamentale per comprendere l'evoluzione di un pensiero economico nazionale che ha saputo farsi scudo contro la barbarie, opponendo la forza della ragione scientifica alla violenza della dittatura. In un’epoca in cui il conformismo appariva come l'unica via per la sopravvivenza accademica, si levò la voce di una generazione di studiosi socialisti e comunisti che compresero come la libertà politica fosse l'unica garanzia per un'economia che non fosse mero strumento di oppressione e di guerra.
La critica radicale e il laboratorio della Resistenza
La ferocia del fascismo si abbatté con particolare vigore su quegli economisti che legavano il rigore dell'analisi alla necessità di una trasformazione profonda dei rapporti di produzione. Piero Sraffa (nella foto in basso ritratto con il suo grande amico Gramsci) emerge come la figura più imponente di questo fronte; pur vivendo nel distacco apparente di Cambridge, egli rimase il cuore pulsante del collegamento tra l'intellettualità europea e la resistenza comunista italiana. Custode dei pensieri di Antonio Gramsci, Sraffa smascherò la pretesa razionalità del sistema fascista, vedendovi solo una forma di coercizione che soffocava il valore sociale per alimentare il profitto monopolistico. Sebbene non fosse un economista nel senso accademico, il Gramsci dei Quaderni del carcere (scritti tra il 1929 e il 1935) produsse analisi economiche di enorme rilevanza. Gramsci fu tra i primi a comprendere che il capitalismo stava cambiando natura, passando alla produzione di massa e a nuovi metodi di controllo della forza lavoro. Analizzò come il fascismo italiano cercasse di importare questi metodi senza però concedere le libertà civili e i salari necessari a sostenere quel sistema.
La coerenza tra vita e dottrina trovò espressione in Antonio Pesenti, che pagò con la condanna del Tribunale Speciale e lunghi anni di carcere la sua orgogliosa militanza antifascista. Pesenti continuò a studiare tra le sbarre, analizzando le contraddizioni di un corporativismo che definiva come "il volto economico del bastone", preparando le basi per un'economia democratica che mettesse al centro il lavoro e non il comando.
Figura di grande impatto negli anni della dittatura fu quella di Ruggiero Grieco, responsabile della politica agraria del partito comunista italiano durante il ventennio. I suoi scritti degli anni trenta (spesso pubblicati su Lo Stato Operaio in esilio) sono essenziali per capire come i comunisti interpretassero l'alleanza tra la borghesia industriale del Nord e i latifondisti del Sud, il cosiddetto "blocco storico" che sosteneva il fascismo.
L'analisi della grande industria e l'esilio dei maestri
Il pensiero socialista fornì gli strumenti affilati per comprendere come il regime avesse asservito lo Stato ai grandi interessi industriali. Rodolfo Morandi, nelle sue analisi scritte tra clandestinità e confino, dimostrò con precisione chirurgica come il fascismo avesse cristallizzato le disuguaglianze attraverso la concentrazione monopolistica. Per Morandi e per il leader socialista Claudio Treves, l'antifascismo era indissolubile dalla lotta contro l'autarchia e la "Quota 90", operazioni che avevano scaricato il peso della stabilità monetaria interamente sulle spalle dei lavoratori attraverso la compressione salariale.
Il regime non tollerò tali verità, epurando le cattedre e costringendo all'esilio figure come Gaetano Salvemini, che dall'estero continuò a denunciare l'inefficienza e la corruzione del sistema fascista, e studiosi di valore come Riccardo Bachi e Marco Fanno, allontanati per l'infamia delle leggi razziali del 1938. Non potettero più insegnare all'università Gino Luzzato e Gustavo del Vecchio. Ugo La Malfa, studioso di economia e allievo di economisti prestigiosi, non poté intraprendere la carriera accademica per via della sua attività politica nei gruppi antifascisti democratici.
Fondatore di Non Mollare e leader di Giustizia e Libertà, Ernesto Rossi combatté il regime denunciando il legame tra fascismo e monopoli industriali. Pagò la sua coerenza con nove anni di carcere e il confino, dove fu autore con Spinelli del Manifesto di Ventotene. La sua eredità è una sintesi radicale tra libertà politica e giustizia sociale, pilastro dell'europeismo democratico.
In questo vasto panorama di opposizione, la figura di Luigi Einaudi si colloca ormai a margine, come un isolato baluardo di un liberismo antico che, pur condividendo il rifiuto per l'autoritarismo statale, non coglieva la spinta verso quella democrazia industriale auspicata dalle sinistre. Mentre economisti come Einaudi criticavano il fascismo da un punto di vista liberale classico, Salvemini lo faceva da socialista liberale, e pur non essendo un economista lo faceva con una sensibilità profonda per la giustizia sociale e la distribuzione della ricchezza, rendendo i suoi scritti una colonna portante della cultura economica dell'antifascismo democratico.
Verso una nuova economia del lavoro
La Liberazione fu dunque il momento in cui queste energie represse, da Riccardo Lombardi a Emilio Sereni, poterono finalmente sprigionarsi per progettare una ricostruzione che non fosse un semplice ritorno al passato. Gli economisti antifascisti di matrice progressista inserirono nella riflessione nazionale l'urgenza di riforme strutturali e di un'equità sociale che ancora oggi rappresenta la bussola della nostra Costituzione.
L'economia fascista è stata la negazione della scienza in favore del privilegio armato; il 25 aprile segna la riconquista di una verità che appartiene a chi produce. Bisogna celebrare e ricordare sempre quel sentimento comune della Resistenza economica: l'idea che sotto il fascismo la statistica e la teoria economica fossero state degradate a propaganda, e che la Liberazione rappresentasse il ritorno alla "verità" dei fatti produttivi e dei diritti di chi lavora.
Il 25 aprile rimane la festa di chi ha saputo dire no alla logica del comando unico per affermare che la scienza economica non deve mai essere neutra di fronte alla tirannia, ma deve restare sempre al servizio dell'emancipazione umana e della dignità del lavoro. Celebrare oggi questa ricorrenza significa onorare quei maestri che hanno insegnato al Paese che non esiste benessere reale senza la libertà di critica e la giustizia sociale.

EU/ENG - In Italy, April 25th constitutes far more than a mere civil watershed in the nation’s unified history; it stands as a fundamental pillar for understanding the evolution of a national economic thought that sought to shield itself against barbarism, opposing the violence of dictatorship with the formidable power of scientific reason. In an era where conformism appeared as the only path to academic survival, a generation of Socialist and Communist scholars raised their voices, recognizing that political liberty was the sole guarantee of an economy that would not function as a mere instrument of oppression and warfare.
Radical Criticism and the Laboratory of Resistance
The ferocity of Fascism struck with particular vehemence those economists who intertwined analytical rigor with the necessity of a profound transformation in the relations of production. Piero Sraffa emerges as the most towering figure of this front; despite his apparent detachment in Cambridge, he remained the vital pulse connecting European intellectuality with the Italian Communist Resistance. As the guardian of Antonio Gramsci’s thought, Sraffa unmasked the feigned rationality of the Fascist system, exposing it as a form of coercion that stifled social value to nourish monopolistic profit.
Though not an academic economist in the traditional sense, the Gramsci of the Prison Notebooks (written between 1929 and 1935) produced economic analyses of immense significance. Gramsci was among the first to perceive the changing nature of capitalism, identifying the transition toward mass production and new methods of labor control. He analyzed how Italian Fascism sought to import these methods while systematically denying the civil liberties and wages necessary to sustain such a system.
The coherence between life and doctrine found expression in Antonio Pesenti, who paid for his defiant anti-Fascist militancy with a sentence from the Special Tribunal and long years of imprisonment. Within those walls, Pesenti continued his studies, analyzing the contradictions of a corporatism he defined as the "economic face of the bludgeon," thereby laying the foundations for a democratic economy centered on labor rather than command.
A figure of great impact during the years of the dictatorship was Ruggero Grieco, who headed the agrarian policy of the Italian Communist Party during the Ventennio. His writings from the 1930s (often published in the exiled journal Lo Stato Operaio) remain essential to understanding the Communist interpretation of the alliance between the Northern industrial bourgeoisie and the Southern landowners—the so-called "historical bloc" that underpinned the Fascist regime.
Industrial Analysis and the Exile of the Masters
Socialist thought provided the incisive tools necessary to understand how the regime had subjugated the State to major industrial interests. Rodolfo Morandi, in analyses written amidst clandestinity and internal exile, demonstrated with surgical precision how Fascism had crystallized inequality through monopolistic concentration. For Morandi and the Socialist leader Claudio Treves, anti-Fascism was inseparable from the struggle against autarky and "Quota 90"—monetary operations that had shifted the entire burden of currency stability onto the shoulders of the working class through wage compression.
The regime proved intolerant of such truths, purging academic chairs and forcing into exile figures such as Gaetano Salvemini, who continued to denounce the inefficiency and corruption of the Fascist system from abroad. Scholars of immense stature, such as Riccardo Bachi and Marco Fanno, were similarly cast out following the infamy of the 1938 Racial Laws. Gino Luzzatto and Gustavo Del Vecchio were no longer permitted to teach at the university level. Ugo La Malfa, an economics scholar and student of prestigious economists, was barred from embarking on an academic career due to his political activity within democratic anti-Fascist groups.
Founder of Non Mollare and a leader of Giustizia e Libertà, Ernesto Rossi fought the regime by denouncing the alliance between Fascism and industrial monopolies. He paid for his consistency with nine years of imprisonment and internal exile, where he co-authored the Ventotene Manifesto with Spinelli and Colorni. His legacy remains a radical synthesis of political liberty and social justice, serving as a pillar of democratic Europeanism.
Within this vast landscape of opposition, the figure of Luigi Einaudi occupies a marginal position—an isolated bulwark of an archaic liberalism that, while sharing a rejection of state authoritarianism, failed to grasp the impetus toward the industrial democracy envisioned by the Left. While economists such as Einaudi critiqued Fascism from a classical liberal perspective, Salvemini did so as a liberal socialist; despite not being an economist by training, he approached the subject with a profound sensitivity toward social justice and the distribution of wealth, establishing his writings as a cornerstone of the economic culture of democratic anti-Fascism.
Toward a New Economy of Labor
Liberation was thus the moment in which these repressed energies—from Riccardo Lombardi to Emilio Sereni—could finally be unleashed to design a reconstruction that was not a mere return to the past. These progressive anti-Fascist economists introduced into the national discourse the urgency of structural reforms and social equity, which remain the compass of our Constitution today.
Fascist economics represented the negation of science in favor of armed privilege; April 25th marks the reclamation of a truth that belongs to those who produce. It is essential to celebrate and perpetually recall the collective ethos of the Economic Resistance: the conviction that under Fascism, statistics and economic theory were degraded into propaganda, and that Liberation represented a return to the "truth" of productive facts and the rights of labor.
April 25th remains the celebration of those who knew how to reject the logic of absolute command in order to affirm that economic science must never remain neutral in the face of tyranny, but must always serve human emancipation and the dignity of work. To celebrate this anniversary today is to honor those masters who taught the nation that there is no genuine prosperity without the freedom of critique and social justice.
Antonio De Chiara @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
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