EU/ENG - The current macroeconomic landscape of the Eurozone necessitates a paradigm shift that moves beyond the mere management of interest rates, pivoting instead toward proactive coordination between monetary policy and structural interventions targeting both aggregate demand and supply. Macroeconomic dynamics are illustrated in the chart below.
I. Transcending Monetary Dominance and Policy Mix Coordination
To counteract price inertia and instability stemming from exogenous shocks, relying solely on credit restriction is insufficient. Such measures risk stifling the investments necessary for the green and digital transition. Instead, it is imperative to implement expansive and targeted fiscal policies. Public support directed toward high-productivity sectors and technological innovation can act as a stabilizer, reducing the frictions that prevent the system from converging toward an equilibrium characterized by full employment and low inflation.
II. Neutralizing Supply Shocks and Mitigating the Price-Profit Spiral
In this framework, it is essential to address market asymmetries through more stringent regulation to limit energy cost volatility and counter the price-profit spiral—an element often overlooked in favor of wage-push narratives. Massive public investment in infrastructure and renewable energy is not only a climate necessity but the primary tool to reduce dependence on the supply shocks currently driving core inflation. Only through public economic guidance, capable of anchoring agent expectations and supporting vulnerable real incomes, can we prevent monetary stabilization from resulting in potential output stagnation, ensuring resilient and inclusive long-term growth.
III. Central Fiscal Capacity and Symmetry in Cyclical Adjustments
Concurrently, evolved macroeconomic management for the Eurozone cannot disregard the creation of a permanent central fiscal capacity that overcomes the fragmentation of national budgets and operates in synergy with monetary policy. Currently, excessive reliance on ECB rate maneuvers assigns the central bank the near-exclusive task of cycle regulation, risking asymmetric effects and depressing fixed capital formation where innovation is most needed. A coordinated European fiscal framework based on transnational public investments would allow for a more surgical management of aggregate demand, absorbing local shocks and mitigating the nominal frictions that slow system convergence.
IV. Fiscal Multipliers and the Stabilization of Nominal Expectations
The introduction of common fiscal instruments would ultimately allow for the stabilization of long-term expectations without relying exclusively on the cost of money, which often proves to be too blunt an instrument for specific objectives. By financing European public goods—from energy security to advanced research—high fiscal multipliers would be triggered, capable of sustaining potential output and simultaneously reducing supply-side inflationary pressures. In this perspective, fiscal policy would become an active engine that, by counteracting market rigidities, fosters a robust full-employment equilibrium less vulnerable to financial volatility.

EU/ITA - L'attuale scenario economico dell'Eurozona richiede un cambio di paradigma che superi la mera gestione dei tassi d'interesse, spostando l'attenzione verso un coordinamento attivo tra politica monetaria e interventi strutturali sulla domanda e sull'offerta. L'andamento delle variabili macroeconomiche è illustrato nel grafico in alto.
I. Superamento della dominanza monetaria e coordinamento del policy mix
Per contrastare l'inerzia dei prezzi e l'instabilità generata dagli shock esogeni, non è sufficiente affidarsi alla restrizione del credito, che rischia di deprimere gli investimenti necessari alla transizione ecologica e digitale, ma occorre implementare politiche fiscali espansive e mirate. Un sostegno pubblico orientato verso settori ad alta produttività e l'innovazione tecnologica può infatti agire come stabilizzatore, riducendo le frizioni che impediscono al sistema di convergere verso un equilibrio orientato a pieno impiego e bassa inflazione.
II. Neutralizzazione degli shock d'offerta e mitigazione della spirale prezzi-profitti
In questo quadro, è essenziale intervenire sulle asimmetrie del mercato attraverso una regolamentazione più stringente che limiti la volatilità dei costi energetici e contrasti la spirale prezzi-profitti, spesso sottovalutata rispetto a quella salariale. Investimenti pubblici massicci nelle infrastrutture e nelle energie rinnovabili non sono solo una necessità climatica, ma rappresentano lo strumento principale per ridurre la dipendenza dagli shock di offerta che oggi guidano l'inflazione core. Solo attraverso una guida pubblica dell'economia, capace di orientare le aspettative degli operatori e di sostenere i redditi reali più esposti, si può evitare che la stabilizzazione monetaria si traduca in una stagnazione del prodotto potenziale, garantendo una crescita resiliente e inclusiva nel lungo periodo.
III. Capacità fiscale centrale e simmetria degli aggiustamenti ciclici
Parallelamente, una gestione macroeconomica evoluta per l’Eurozona non può prescindere dalla creazione di una capacità fiscale centrale e permanente, che superi la frammentazione dei bilanci nazionali e agisca in sinergia con la politica monetaria. Attualmente, l’eccessiva dipendenza dalle manovre sui tassi della BCE assegna alla banca centrale il compito quasi esclusivo di regolare il ciclo, con il rischio di generare effetti asimmetrici e di deprimere la formazione di capitale fisso proprio dove il bisogno di innovazione è più pressante. Un coordinamento fiscale europeo, basato su investimenti pubblici transnazionali, permetterebbe invece di gestire la domanda aggregata in modo più chirurgico, assorbendo gli shock locali e mitigando le frizioni nominali che rallentano la convergenza del sistema.
IV. Moltiplicatori della spesa pubblica e stabilizzazione delle aspettative nominali
L'introduzione di strumenti fiscali comuni consentirebbe infine di stabilizzare le aspettative di lungo periodo senza gravare esclusivamente sulla leva del costo del denaro, che spesso si rivela uno strumento troppo smussato per colpire obiettivi specifici. Attraverso il finanziamento di beni pubblici europei — dalla sicurezza energetica alla ricerca avanzata — si attiverebbero moltiplicatori fiscali elevati capaci di sostenere il prodotto potenziale e di ridurre le pressioni inflazionistiche dal lato dell’offerta. In questa prospettiva, la politica fiscale diventerebbe un motore attivo che, operando in contrapposizione alle rigidità del mercato, favorirebbe un orientamento all'equilibrio di piena occupazione più robusto e meno vulnerabile alla volatilità finanziaria.
antonio de chiara @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
.png)


