EU/ENG - For over a quarter of a century, the Brussels Economic Forum (BEF) has stood as the flagship event on the European Commission’s economic calendar. Its 26th edition, held this year on May 7, 2026, within the historic walls of the Charlemagne building, convened political leaders, academics, industry titans, and civil society advocates to chart the course for the continent’s economy.
If the Industrial Revolution defined the 19th century, the AI revolution is today fundamentally and permanently reshaping our economic landscape. Recognizing this shift, the 2026 Forum centered on the European Union’s strategic role and its ambitions within the global AI race, seeking a delicate equilibrium between technological momentum and the preservation of the social contract.
While the "growth at all costs" dogma has served as the sole compass in previous years, this year the debate shifted toward more precarious and urgent terrain: who will foot the bill for the technological transition? As tech giants and commissioners debate "digital sovereignty," the true stakes of BEF 2026 lie in the quality of our democracy and the resilience of the European social model.
Technology as a Public Good
The keynote by Philippe Aghion, Professor at the Collège de France and 2025 Nobel Laureate in Economics, offered invaluable insights. However, the most profound challenges emerged between the lines of the address by Marietje Schaake, International Policy Fellow at the Stanford Institute for Human-Centered AI, and within the warnings of civil society.
Winning the "AI race" is not enough; we must ask what kind of society we are building. AI must not become yet another instrument of value extraction for a handful of Silicon Valley giants—or their European clones—but must instead evolve into a public infrastructure capable of enhancing healthcare, education, and the fight against the climate crisis.
The Aghion Doctrine
In his address, Professor Aghion outlined a vision of AI as the engine of a new "creative destruction" that Europe must steer rather than merely endure. The Nobel Laureate urged the Union to transcend a purely regulatory mindset to become an "Entrepreneurial State," acting as a "social risk insurer" for workers displaced by automation. According to Aghion, AI must be transformed into an accessible public infrastructure to prevent productivity gains from being hoarded by tech monopolies. His central thesis remains that future growth depends on the capacity to fund mass reskilling, ensuring technological progress is inclusive rather than a catalyst for social exclusion. Only thus can Europe compete with global superpowers without dismantling its unique social model.
The Human Factor: Beyond Productivity
A panel led by Valdis Dombrovskis, European Commissioner for the Economy, tackled the most sensitive issue: labor. While automation promises higher profits, it carries the risk of a brutal polarization between those who own the algorithms and those managed by them. If AI can do the work of three people, the benefits cannot remain solely in the hands of shareholders. The time has come for a serious debate on reducing working hours without loss of pay. As several experts emphasized, training must no longer be a burden borne by the individual worker, but an investment guaranteed by the state and private sector. Isabelle Schömann, Deputy General Secretary of the European Trade Union Confederation (ETUC), proposed that reskilling occur during working hours, funded by AI-driven corporate profits. Daniel Susskind, Professor of Economics at King’s College London, argued for a "transition fund" for citizens, financed by taxes on tech giants. Meanwhile, Milagros Miceli, Research Group Lead at the DAIR Institute, spoke of specific funds to ensure "algorithmic inclusion" for the most vulnerable sectors of society.
AI for the Green Deal
A recurring concern in various workshops was the "dark side" of the digital transition: the staggering energy appetite of data centers. A progressive AI must be sustainable by design. Leaders in attendance, including Luc Frieden, Prime Minister of Luxembourg, called for stringent environmental standards, noting that technological progress is meaningless if it accelerates ecological collapse.
Toward a Europe of Rights
The critique from the Forum’s less institutional observers was clear: while the AI Act is a commendable starting point, it is insufficient. The European Union must find the courage to ban technologies used for mass surveillance or algorithmic discrimination within welfare systems. Innovation without an ethical and social compass is merely a faster route to inequality.
BEF 2026 leaves us with one certainty: politics must reclaim the lead in steering technology, ensuring that the future is not a privately written code, but a public good accessible to all. With eyes already turned toward the challenges of next year, the date is set for 2027.
Associated Correspondents | @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article

EU/ITA - Da oltre un quarto di secolo, il Brussels Economic Forum (BEF) si conferma l’appuntamento di riferimento dell’agenda economica della Commissione Europea. Lo scorso 7 maggio, presso lo storico edificio Charlemagne, la ventiseiesima edizione del Forum ha riunito leader politici, esponenti del mondo accademico, rappresentanti dell’industria e della società civile per tracciare le rotte dell'economia continentale.
Se la rivoluzione industriale ha segnato il XIX secolo, oggi è la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale a ridisegnare profondamente e stabilmente il nostro panorama economico. Proprio per questo, il BEF 2026 ha messo al centro del dibattito il ruolo strategico dell’Unione Europea e le sue ambizioni nella competizione globale per l’IA, cercando un equilibrio tra spinta tecnologica e tenuta del contratto sociale.
Se negli anni passati il dogma della crescita a ogni costo sembrava l’unica bussola, quest'anno il dibattito si è spostato su un terreno più scivoloso e urgente: chi pagherà il conto della transizione tecnologica? Mentre i giganti del tech e i commissari discutono di "sovranità digitale", la vera partita del BEF 2026 si gioca sulla qualità della nostra democrazia e sulla tenuta del contratto sociale europeo.
La tecnologia come bene comune
L’intervento di Philippe Aghion, Professore al Collège de France e Premio Nobel per l'Economia 2025, ha offerto spunti preziosi, ma è tra le righe del discorso di Marietje Schaake, International Policy Fellow presso lo Stanford Institute for Human-Centered AI, e nelle preoccupazioni dei rappresentanti della società civile che si è letta la sfida più grande.
Non basta "vincere la corsa all’IA"; bisogna chiedersi quale società stiamo costruendo. L’IA non deve essere l'ennesimo strumento di estrazione di valore per pochi colossi della Silicon Valley (o i loro cloni europei), ma deve diventare una infrastruttura pubblica, capace di migliorare la sanità, l’istruzione e la lotta alla crisi climatica.
L'intervento del Premio Nobel Aghion
Nel suo intervento, l'economista Philippe Aghion ha delineato una visione dell'intelligenza artificiale come motore di una nuova "distruzione creativa" che l'Europa deve governare anziché subire. Il Premio Nobel ha esortato l'Unione a superare la logica della sola regolamentazione per farsi Stato innovatore, agendo come un "assicuratore del rischio sociale" per i lavoratori colpiti dall'automazione. Secondo Aghion, l'IA deve essere trasformata in un'infrastruttura pubblica accessibile, evitando che i guadagni di produttività restino confinati ai monopoli tecnologici. La sua tesi centrale è che la crescita futura dipenda dalla capacità di finanziare una riconversione di massa, rendendo il progresso tecnologico un processo inclusivo e non un fattore di esclusione sociale. Solo così l'Europa potrà competere con i colossi globali senza smantellare il proprio modello sociale.
Il fattore umano: oltre la produttività
Il panel guidato da Valdis Dombrovskis, Commissario Europeo per l'Economia, ha toccato il punto dolente: il lavoro. Se l'automazione promette di aumentare i profitti, resta il rischio concreto di una polarizzazione selvaggia tra chi possiede gli algoritmi e chi ne viene gestito. Se l’IA fa il lavoro di tre persone, il beneficio non può restare solo nelle mani degli azionisti. È tempo di discutere seriamente di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Come sottolineato da alcuni esperti durante il Forum, la formazione non deve essere un peso a carico del lavoratore, ma un investimento garantito dallo Stato e dalle imprese. Isabelle Schömann, Vicesegretaria Generale della Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC), suggerisce la formazione in orario lavorativo pagata dai profitti aziendali dell'IA. Secondo Daniel Susskind, Professore di Economia al King’s College di Londra, serve un "fondo di transizione" per i cittadini alimentato dalle tasse sui giganti tech. Milagros Miceli, Responsabile del gruppo di ricerca sull'IA presso il DAIR Institute, ha invece parlato di fondi specifici per l'inclusione algoritmica delle fasce più deboli.
Un'IA per il Green Deal
Il rischio, evocato in diversi workshop, è che la fame energetica dei data center diventi il "lato oscuro" della transizione digitale. Un'IA progressista deve essere sostenibile per definizione. I leader presenti, tra cui Luc Frieden, Primo Ministro del Lussemburgo, hanno richiamato la necessità di standard ambientali severi: non esiste progresso tecnologico se questo accelera il collasso ecosistemico.

Verso un'Europa dei diritti
La critica che sale dai banchi meno istituzionali del Forum è chiara: l'AI Act è un buon punto di partenza, ma non basta. L'Unione Europea deve avere il coraggio di mettere al bando l'uso della tecnologia per la sorveglianza di massa e per la discriminazione algoritmica nei sistemi di welfare. L'innovazione senza una bussola etica e sociale è solo una forma più rapida di disuguaglianza.
Il BEF 2026 ci lascia, in definitiva, una certezza: la politica deve tornare a guidare la tecnologia, assicurandosi che il futuro non sia un codice scritto privatamente, ma un bene comune accessibile a tutti. Con lo sguardo già rivolto alle sfide del prossimo anno, l'appuntamento è fissato per il 2027.
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*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
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