EU/ITA - Nel centenario della sua nascita e a quarant’anni dal suo insediamento alla guida della Commissione europea, la figura di Jacques Delors è tornata a dominare la riflessione sull’Europa in un luogo che non a caso porta il suo nome nel cuore geografico e politico del continente. Lo Spazio Europa di Roma, su iniziativa della Fondazione Gramsci e della Fondazione Demo, ha ospitato un simposio internazionale di due giorni (30-31 gennaio) dedicato a una rilettura critica del decennio 1985-1995: l'epoca delorsiana, cerniera tra due mondi.
Mentre fuori i venti della storia contemporanea sferzano le istituzioni comunitarie, dentro le sale di via IV Novembre si è proceduto a un rigoroso scavo storiografico, smontando e rimontando il puzzle di un'eredità tanto celebrata quanto complessa. L'obiettivo non era un'agiografia, ma un'indagine sulle radici di un progetto che, nato per consolidare il mercato interno, si ritrovò a traghettare l'Europa attraverso la fine della Guerra Fredda.
L'Uomo Dietro il Progetto: Socialismo, Fede e Pragmatismo
La prima sessione, coordinata da Alessandra Bitumi (Università di Teramo) dopo i saluti di Silvio Pons e Michele Di Donato, ha voluto fare luce sul laboratorio intellettuale di Delors, restituendo la poliedricità di una formazione che sfuggì sempre alle categorie rigide.
Benedetto Zaccaria ha illustrato come il personalismo cattolico di Emmanuel Mounier non sia stato un semplice retaggio, ma il fondamento antropologico dell'intera opera delorsiana: una concezione della persona che spiega la ricerca costante di un equilibrio tra efficienza economica e giustizia sociale.
È su questo terreno che si sono consumate le tensioni con la casa madre politica, come ha dimostrato Mathieu Fulla, analizzando il rapporto controverso tra il Commissario-Presidente e il Partito Socialista francese, diviso tra orgoglio per il suo protagonista europeo e diffidenza per le sue aperture alla modernizzazione economica.
Ma quale progetto aveva in mente Delors il giorno del suo insediamento? Eric Bussière ha indagato la densità e i potenziali ambigui del suo programma iniziale del gennaio 1985, suggerendo che la sua grandezza fu forse proprio nella capacità di adattare una visione solida a un contesto in rapida e imprevedibile evoluzione.
La discussione, animata da Emmanuel Mourlon-Druol, ha trovato una sintesi nel keynote di Laurent Warlouzet, che ha collocato l'azione di Delors dentro i vorticosi flussi dell'economia globale di fine secolo, mostrando come la sua risposta non fu solo tecnocratica, ma profondamente politica.
Le Riforme Sistemiche: Tra Integrazione e Nuove Sfide Globali
La seconda giornata, presieduta da Umberto Gentiloni, ha spostato lo sguardo dall'uomo alle istituzioni, esaminando le riforme che trasformarono la CEE in UE sotto la lente del discussant Federico Romero.
Il nucleo originario fu il binomio mercato-industria. Daniela Felisini e Simone Oggionni hanno analizzato la difficile alchimia tra la spinta al mercato unico – spesso letta in chiave liberista – e la volontà di costruire una politica industriale comunitaria attiva, un dibattito che rifletteva lo scontro tra modelli socio-economici.
In questo contesto, l'intervento di Piers Ludlow ha offerto una delle più stimolanti correzioni storiografiche: sfatando il mito di un'Inghilterra perennemente ostile, ha mostrato come Delors seppe costruire un canale di dialogo fondamentale con i Commissari britannici, da Cockfield a Leon Brittan, dimostrando un pragmatismo che seppe trasformare le differenze in motore di compromesso.
Parallelamente, la Commissione Delors dovette aprirsi a sfide inedite. Laura Fasanaro ha ricostruito la pionieristica, e spesso sottovalutata, incorporazione della questione ambientale nell'agenda comunitaria, facendo delle istituzioni di Bruxelles un attore globale nella governance del clima.
Sul fronte geopolitico, Angela Romano ha ricordato come il crollo dell'URSS colse la Comunità nel pieno del suo progetto di integrazione interna, costringendola a improvvisare una politica di vicinato e di allargamento che ne avrebbe ridefinito i confini e l'identità.
La conclusione, affidata alla keynote di Maria João Rodrigues, ha teso un filo diretto tra quelle scelte strategiche e le fondamenta dell'Europa di oggi. Dalle crisi finanziarie alla transizione verde, dalla sovranità strategica alle fratture sociali, i dilemmi attuali affondano le radici nelle ambizioni e nei limiti di quella straordinaria decade formativa.
Il convegno romano ha così confermato che studiare Delors non è un esercizio antiquario. È piuttosto l'uso di una lente d'ingrandimento potente per mettere a fuoco, nel suo momento genetico, l'animale politico più complesso del nostro tempo: l'Unione Europea. Un'eredità che, come hanno dimostrato due giorni di dibattito, rimane un prisma imprescindibile per orientarsi nelle transizioni del presente.

EU/FRA - Les 30 et 31 janvier 2025, Rome est devenue l'épicentre de la réflexion sur l'héritage de Jacques Delors. Un colloque international, organisé par la Fondation Gramsci et la Fondation Demo, a réuni les plus grands experts pour disséquer la décennie charnière (1985-1995) où l'Europe s'est réinventée. Loin d'une simple célébration, les historiens ont exploré les racines personnalistes du projet delorsien, son pragmatisme face aux Britanniques et la genèse des politiques environnementale et géopolitique de l'UE. Une conclusion s'impose : les défis actuels de l'Union – souveraineté, élargissement, équité sociale – sont les héritiers directs des choix audacieux de cette période fondatrice. Delors n'est pas une statue, mais une clé de lecture indispensable pour comprendre les transitions d'aujourd'hui.
EU/ENG - Rome became the capital of European thought on 30-31 January 2025, hosting a major conference on Jacques Delors' legacy. Co-organized by the Gramsci and Demo Foundations, the event gathered leading scholars to deconstruct the pivotal decade (1985-1995) that reshaped the Continent. Moving beyond mere tribute, historians delved into Delors’ intellectual roots, his unexpected alliances with British Commissioners, and the birth of EU environmental and foreign policy. The key takeaway? Today's EU dilemmas – from strategic autonomy to social cohesion – are the direct legacy of the choices made in that transformative era. Delors is not a relic, but a crucial lens through which to navigate Europe's current transitions.
Antonio De Chiara @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
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