EU/ENG - While national public debate remains absorbed by the relentless milestones and reporting deadlines of the RRF (Recovery and Resilience Facility), the real long-term game for territorial cohesion is currently being played out through the mainstream European Structural and Investment Funds. Approaching the mid-term review of the 2021–2027 programming period, the implementation status of the Regional Programmes under the European Regional Development Fund (ERDF) reveals a multi-speed efficiency gap across Italy. Against this backdrop, Tuscany and Emilia-Romagna stand out as benchmark administrative laboratories, showcasing a dual-track capability to pair high absorption rates with strategic investment quality.
Outperforming the National Benchmarks
Financial monitoring data available today show delivery rates that comfortably clear the targets set by Brussels for this stage of the seven-year cycle.
With a total ERDF allocation of €1.02 billion (including national co-financing), Emilia-Romagna ranks among the leading Italian regions, having already surpassed the 35% threshold for formally committed funds through launched calls and finalized selection procedures. By rolling out over 60 evaluative procedures since the launch of the cycle, the Bolognese administrative machinery is showing remarkable agility in deploying critical resources for industrial innovation and the green transition precisely when businesses need them most.
Concurrently, Tuscany—armed with a comparable ERDF budget hovering around €1.2 billion—is registering an equally impressive procedural pipeline. The strategy steered by the Regional Managing Authority has already injected over €450 million into operational calls dedicated to R&D, corporate energy efficiency, and local public sector digitalization, outpacing the national average for actual expenditure by nearly eight percentage points.
Two Distinct Governance Models Compared
The structural performance of these two administrations is no historical accident; it is the direct outcome of robust, deliberate organizational choices that are delivering peak results in this first half of 2026:
The Emilia-Romagna Model (Territorial Concertation): The backbone of ERDF delivery in Bologna is anchored in the "Pact for Work and Climate." Rather than being drafted in bureaucratic isolation, every call and strategic axis is co-designed alongside universities, social partners, and research centers (coordinated via the High Technology Network) and local authorities. This collaborative approach slashes litigation risks and the threat of undersubscribed calls, thereby streamlined the subsequent expenditure reporting and certification phases back to the European Commission.
The Tuscany Model (Process Engineering and In-House Operation): In Florence, the linchpin is administrative streamlining. The Managing Authority leverages Sviluppo Toscana S.p.A. as an Intermediate Body. This structural decoupling of the Region’s macro-strategic oversight from the technical management of operational calls (outsourced to a specialized in-house agency) significantly shortens application appraisal windows and expedites grant disbursements to beneficiaries, effectively neutralizing the bottlenecks inherent in traditional civil service frameworks.

Navigating the $N+3$ Decommitment Risk and the Centralization Debate
The milestones achieved by Florence and Bologna carry even greater weight when framed within the current macroeconomic and geopolitical climate. The 2021–2027 cycle enforces a rigid $N+3$ automatic decommitment rule, leaving no margin for regulatory drift: any funds not genuinely spent and certified within three years of their initial commitment are irrevocably clawed back by Brussels.
At a time when several central ministries and regional authorities are showing clear signs of administrative fatigue as they try to align structural funds with the suffocating timeline of the national recovery plans, Tuscany and Emilia-Romagna offer clear proof that subnational technical capacity is the ultimate bulwark against centralized governance bottlenecks. Sound financial management cannot be achieved by shifting the levers of command up to Rome; instead, it requires upgrading the administrative infrastructure and evaluative capacity of regional authorities. They remain the only true sensors capable of mapping the real-world needs of industrial clusters and local communities alike.
As the second half of the programming period unfolds, the takeaway from these two regions is unequivocal: EU cohesion policy only delivers meaningful structural impact when you trust, empower, and technically equip the territories themselves.
Strategic Unit @euroeconomie.it
*This text is a think tank note and is not a journalistic article

EU/ITA - Mentre il dibattito pubblico nazionale è assorbito dalle serrate scadenze di revisione e rendicontazione del PNRR, la vera partita della coesione territoriale a lungo termine si sta giocando in queste settimane sui binari della programmazione ordinaria dei Fondi Strutturali Europei. Giunti quasi al giro di boa del ciclo 2021-2027, l’analisi dello stato di attuazione dei Programmi Regionali del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PR FESR) delinea una geografia dell’efficienza a due velocità in Italia. In questo scenario, Toscana ed Emilia-Romagna si confermano laboratori di eccellenza e modelli di governance amministrativa capaci di coniugare un’elevata velocità di spesa con la qualità strategica degli investimenti.
I Numeri dell'Eccellenza: Oltre le Medie Nazionali
I dati di monitoraggio finanziario disponibili oggi evidenziano performance nettamente superiori alla media dei target fissati da Bruxelles per questa fase del ciclo settennale.
L’Emilia-Romagna, dotata di una dotazione finanziaria complessiva per il PR FESR 21-27 pari a circa 1,02 miliardi di euro (co-finanziamento incluso), si posiziona tra le prime regioni italiane ad aver superato la soglia del 35% dei fondi già formalmente impegnati attraverso bandi attivati e procedure di selezione concluse. Con oltre 60 procedure valutative lanciate dall'inizio del ciclo, la macchina amministrativa emiliana sta dimostrando una straordinaria reattività nel mobilitare risorse cruciali per l'innovazione industriale e la transizione ecologica proprio nel momento di massima necessità delle imprese.
La Toscana, dal canto suo, forte di un budget FESR speculare che sfiora gli 1,2 miliardi di euro, fa registrare un tasso di avanzamento procedurale di assoluto rilievo. La strategia guidata dall'Autorità di Gestione regionale ha permesso di immettere nel sistema economico del territorio oltre 450 milioni di euro in bandi operativi dedicati a ricerca e sviluppo, efficientamento energetico delle imprese e digitalizzazione delle Pubbliche Amministrazioni locali, distanziando la media nazionale dei pagamenti effettivi di quasi 8 punti percentuali.
Due Modelli di Governance a Confronto
La virtuosità di queste due amministrazioni non è un dato estemporaneo, ma il risultato di scelte organizzative strutturate e differenziate che stanno dando i loro frutti migliori proprio in questo 2026:
Il Modello Emilia-Romagna (La Concertazione Territoriale): La spina dorsale della gestione FESR a Bologna risiede nel "Patto per il Lavoro e per il Clima". Ogni bando e ogni asse strategico non nascono in isolamento burocratico, ma sono il frutto di una co-progettazione sistematica con università, parti sociali, centri di ricerca (raggruppati nella Rete Alta Tecnologia) ed enti locali. Questo metodo riduce quasi a zero i contenziosi e il rischio di bandi deserti, accelerando la successiva fase di rendicontazione e certificazione della spesa all'Europa.
Il Modello Toscana (La Semplificazione e il Ruolo di Sviluppo Toscana): A Firenze la chiave di volta è l'ingegnerizzazione dei processi amministrativi. L'Autorità di Gestione si avvale dell'operatività di Sviluppo Toscana S.p.A. come Organismo Intermedio. Questa separazione tra l'indirizzo politico-strategico della Regione e la gestione tecnica dei bandi operativi (affidata a una società in-house specializzata) permette di accorciare drasticamente i tempi di istruttoria delle domande e di erogare i contributi alle imprese in tempi record, sterilizzando i ritardi tipici della burocrazia tradizionale.
La Sfida dei Target di Spesa
I risultati ottenuti da Firenze e Bologna assumono un valore ancor più significativo se calati nel contesto geopolitico ed economico attuale. Il ciclo 2021-2027 è caratterizzato dall'applicazione rigorosa della regola del disimpegno automatico $N+3$, che non ammette proroghe o distrazioni: i fondi non spesi ed effettivamente rendicontati entro il terzo anno successivo all'impegno vengono definitivamente persi da Bruxelles.
Mentre diverse amministrazioni centrali e regionali mostrano oggi evidenti segni di affanno nell'integrare la programmazione dei fondi strutturali con i target asfissianti del PNRR, Toscana ed Emilia-Romagna dimostrano che la capacità tecnica dei territori è l'unico vero baluardo contro il rischio di un eccessivo centralismo decisionale. L'efficacia della spesa non si ottiene accentrando le linee di comando a Roma, ma potenziando la tecnostruttura e la capacità valutativa delle amministrazioni regionali, uniche antenne capaci di intercettare i reali fabbisogni dei distretti industriali e delle comunità locali.
L'esperienza di queste due regioni traccia la rotta per la seconda metà del ciclo di programmazione: la coesione europea funziona solo se si dà fiducia, autonomia e gambe tecniche al protagonismo dei territori.
Strategic Unit @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
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