EU/ENG - On March 27, 2024, the European Commission published the Ninth Report on Economic, Social and Territorial Cohesion. This triennial document analyzes the state of convergence within the European Union, highlighting the structural progress achieved as well as the open challenges linked to demographic, industrial, and climate transitions.
The data reveals a complex picture: while European structural funds continue to represent the primary resource for public investment in many areas of the continent, significant territorial gaps are emerging between major metropolitan areas and peripheral or rural zones.
The balance of economic convergence
The Commission's analysis notes steady growth in the central and eastern European countries that joined the Union starting with the 2004 enlargement. The per capita income of these nations rose from fifty-two percent of the community average to approximately eighty percent, as recorded in the 2023 estimates. During the same period, the average unemployment rate in these areas fell from thirteen to four percent.
Overall, in the 2014-2020 programming cycle, cohesion policy financed about thirteen percent of total public investment in the Union, a share that exceeded fifty-one percent in the less developed Member States. The interventions provided support to over four million four hundred thousand businesses and contributed to the creation of three hundred seventy thousand jobs. According to the Commission's econometric models, the overall economic impact of investments made between 2014 and 2027 will yield an increase in the European Gross Domestic Product that is cumulative in the long term, with effects projected to last until 2043.
The economic effects of climate change on territories
The report highlights how climate change is affecting regional disparities. Despite the allocation of sixty-nine billion euros in the 2014-2020 period for energy efficiency and the development of renewable energy sources, the costs associated with extreme weather events are not evenly distributed.
Coastal regions, southeastern Europe, and the Mediterranean basin territories, including the Mezzogiorno of Italy, record the most significant impacts. In these areas, direct economic costs resulting from droughts, floods, and heatwaves average around one percent of GDP annually. Such dynamics penalize regions with lower budgetary capacity and less flexible administrative structures, complicating the path toward the carbon neutrality targets set for 2050.
Internal imbalances and demographic dynamics
Another element monitored by the report concerns the internal divergence within individual Member States. While convergence between different nations has progressed, the economic gap between major urban areas and rural or peripheral zones tends to widen.
Several regions find themselves in a condition defined as the development trap: territories that no longer possess the competitive advantages linked to low labor costs, yet do not yet have the human capital and innovation networks required to compete in high-tech sectors. This situation is interconnected with demographic decline and the reduction of the working-age population. The shortage of essential services, such as transport infrastructure, nurseries, and healthcare facilities, contributes to the emigration of younger population segments toward major urban centers.
Orientations for future governance and reforms
The report's conclusions outline the priorities for the programming period beyond 2027. The effectiveness of allocations remains closely tied to the quality of local Public Administration, particularly regarding digitization levels, procedural transparency, and the stability of managerial staff.
The European Commission suggests a revision of fund management methods, aimed at greater bureaucratic simplification and operational flexibility, which is necessary to respond to geopolitical or environmental shocks. The future model envisions a tighter link between the distribution of resources and the implementation of structural reforms by regional and national authorities, with the objective of preserving the social and economic resilience of territories exposed to the ongoing transitions.
Strategic Unit @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article

EU/ITA - La Commissione Europea ha pubblicato il 27 marzo 2024 la Nona Relazione sulla Coesione Economica, Sociale e Territoriale. Il documento, a cadenza triennale, analizza lo stato della convergenza all'interno dell'Unione europea, evidenziando i progressi strutturali conseguiti e le problematiche aperte legate alle transizioni demografiche, industriali e climatiche.
I dati mostrano un quadro articolato: i fondi strutturali europei continuano a rappresentare la principale risorsa per gli investimenti pubblici in molte aree del continente, ma emergono divari territoriali significativi tra le grandi aree metropolitane e le zone periferiche o rurali.
Il bilancio della convergenza economica
L'analisi della Commissione rileva una crescita costante nei paesi dell'Europa centrale e orientale entrati nell'Unione a partire dall'allargamento del 2004. Il reddito pro capite di queste nazioni è passato dal cinquantadue per cento della media comunitaria a circa l'ottanta per cento rilevato nelle stime del 2023. Nello stesso periodo, il tasso medio di disoccupazione in tali aree si è ridotto dal tredici al quattro per cento.
A livello complessivo, nel ciclo di programmazione 2014-2020 la politica di coesione ha finanziato circa il tredici per cento degli investimenti pubblici totali dell'Unione, quota che ha superato il cinquantuno per cento negli Stati membri meno sviluppati. Gli interventi hanno fornito supporto a oltre quattro milioni e quattrocentomila imprese e hanno contribuito alla creazione di trecentosettantamila posti di lavoro. Secondo i modelli econometrici della Commissione, l'impatto economico complessivo degli investimenti effettuati tra il 2014 e il 2027 registrerà un incremento del Prodotto Interno Lordo europeo stimabile nel lungo periodo, con effetti previsti fino al 2043.
Gli effetti economici del cambiamento climatico sui territori
Il rapporto evidenzia come i cambiamenti climatici stiano incidendo sulle disparità regionali. Nonostante lo stanziamento di sessantanove miliardi di euro nel periodo 2014-2020 per l'efficientamento energetico e lo sviluppo di fonti rinnovabili, i costi legati agli eventi meteorologici estremi non risultano distribuiti in modo uniforme.
Le regioni costiere, l'Europa sud-orientale e i territori del bacino del Mediterraneo, tra cui il Mezzogiorno d'Italia, registrano gli impatti più rilevanti. In queste aree, i costi economici diretti derivanti da siccità, inondazioni e ondate di calore si attestano mediamente intorno all'uno per cento del PIL su base annua. Tali dinamiche penalizzano le regioni con minore capacità di bilancio e strutture amministrative meno flessibili, rendendo più complesso il percorso verso gli obiettivi di neutralità carbonica definiti per il 2050.
Squilibri interni e dinamiche demografiche
Un altro elemento monitorato dalla relazione riguarda la divergenza interna ai singoli Stati membri. Mentre la convergenza tra le diverse nazioni è progredita, lo scarto economico tra le aree urbane principali e le zone rurali o periferiche tende ad ampliarsi.
Diverse regioni si trovano nella condizione definita come trappola dello sviluppo: territori che non presentano più i vantaggi competitivi legati al basso costo del lavoro, ma che non dispongono ancora del capitale umano e delle reti di innovazione necessari per competere nei settori ad alta tecnologia. Questa situazione è interconnessa con il declino demografico e la riduzione della popolazione in età lavorativa. La carenza di servizi essenziali, quali infrastrutture di trasporto, asili nido e presidi sanitari, contribuisce all'emigrazione delle fasce di popolazione più giovani verso i principali centri urbani.
Orientamenti per la governance e le riforme future
Le conclusioni del rapporto delineano le priorità per la programmazione successiva al 2027. L'efficacia degli stanziamenti rimane strettamente legata alla qualità della Pubblica Amministrazione locale, in particolare per quanto riguarda i livelli di digitalizzazione, la trasparenza delle procedure e la stabilità del personale direttivo.
La Commissione Europea suggerisce una revisione delle modalità di gestione dei fondi, orientata a una maggiore semplificazione burocratica e alla flessibilità operativa, necessaria per rispondere a shock geopolitici o ambientali. Il modello futuro prevede un collegamento più stringente tra l'erogazione delle risorse e l'attuazione di riforme strutturali da parte delle autorità regionali e nazionali, con l'obiettivo di preservare la tenuta sociale ed economica dei territori esposti alle transizioni in corso.
Strategic Unit @euroeconomie.it*
*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico
.png)


