EU/FRA - Après avoir présenté sa liste de ministres le dimanche 5 octobre, Sébastien Lecornu a démissionné le lendemain. Sans majorité, il a été immédiatement affaibli par la défection des Républicains, dont le chef de file, Retailleau, a justifié son action en affirmant avoir été tenu dans l'ignorance de la nomination de Bruno Le Maire à la Défense.
Lecornu a également perdu la nomination de Roland Lescure au ministère de l'Économie. Ce n'était qu'une journée comme ministre pour l'économiste et homme politique Lescure, considéré comme issu de l'aile gauche d'En Marche, mais en réalité bien loin de ses débuts au sein de l'aile socialiste de Strauss Kahn, fort d'une brillante carrière de gestionnaire de fonds d'investissement internationaux et plus tard fervent partisan du macronisme.
EU/ITA - Dopo aver presentato la lista dei ministri domenica 5 ottobre, il giorno dopo Sèbastien Lecornu ha gia dato le dimissioni. Ritrovandosi senza maggioranza, Lecornu si è subito ritrovato senza maggioranza, indebolito dalla defezione dei Repubblicani, il cui leader Retailleau, ha giustificato il ritiro del partito per essere stato, a suo avviso, tenuto all'oscuro della nomina di Bruno Le Maire alla Difesa.
Con Lecornu cade anche la nomina di Roland Lescure al Ministero dell'Economia. Un solo giorno da ministro per l'economista e politico Lescure, considerato dell'ala sinistra di En Marche, il partito di Macron, ma in realtà molto lontano dai suoi esordi con la corrente socialista di Strauss Kahn, e forte di una brillante carriera come gestore di Fondi d'investimento di livello mondiale e poi gran sostenitore del macronismo.
L'impressione è che con una figura esperta e pragmatica come Lescure, Macron e Lecornu avessero in mente di dare all'economia pubblica francese una guida saldamente integrata nel loro progetto di risanamento delle finanze pubbliche, inviso a schiere di economisti contrari al ridimensionamento del generoso welfare francese, espressione tecnica di una opposizione politica d'impatto nell'area sinistra dell'Assemblea nazionale. Non a caso, financo i Socialisti non hanno sostenuto Lecornu che ha chiesto consensi, prima ottenendoli poi vedendoseli negati, ai Repubblicani guidati da Bruno Retailleau. Più intransigenti con l'intero macronismo è, come noto, la France Insoumise guidata da Mélenchon che da tempo invoca addirittura la destituzione dello stesso Macron.
A destra la dinamica politica investe anche la coerenza dei programmi economici. Marine Le Pen, con i gravi problemi giudiziari che l'hanno di recente depotenziata, attenderebbe, fino alla fine dell'interdizione che le impone la legge, l'implosione del fronte centrista sostenuto dall'abile presidente della Repubblica, attestandosi su un rifiuto del rigore austeritario al quale, a torto o a ragione, viene associata la tenacia strategia riformista dell'Eliseo. Più propenso a capitalizzare nuovo consenso è a destra il giovane Bardella che, non a caso, insiste per andare a nuove elezioni, proponendo la sua ascesa come un upgrade moderno del lepenismo storico.
Lo scenario economico
La Francia ha un debito pubblico a fine anno dovrebbe superare il 115% del pil a fine anno ed è per più della metà in mano a soggetti esteri. Il deficit è sopra il 5%. La bilancia commerciale è negativa dal 2005, andata leggermente meglio grazie ai redditi delle acquisizioni estere, dal lusso italiano alle attività mantenute nelle ex colonie. Non va meglio al settore privato: il debito di famiglie e (soprattutto) imprese è in salita da anni e vale il 205% del Pil.
Questo lo scenario per chi sarà chiamato a governare la Francia.
inviati associati @euroeconomie.it *
* This contribution is not a journalistic article but an analytical brief - Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico
.png)


